CARTELLI “NO DRONE”. COSA C’È DA SAPERE

CARTELLI “NO DRONE” OVUNQUE: FACCIAMO UNA PREMESSA

Con la crescente diffusione dei droni ad uso commerciale, utilizzati sia a scopo ludico che professionale, stiamo assistendo sempre più al proliferare di cartelli segnaletici “No Drone”.

Se ne vedono davvero di tutti i tipi, alcuni installati sul classico palo in ferro, altri attaccati alle recinzioni, cancelli, ecc.
Anche le fogge sono abbastanza fantasiose e con diverse scritte al loro interno… “NO DRONE ZONE”, “NO APR”, “VOLO DRONI PROIBITO” e così via.

Quasi tutti sicuramente raffigurano un drone stilizzato contornato da un cerchio rosso barrato, un pò sullo stile di un divieto automobilistico.

Ma sono divieti ufficiali? Bisogna rispettare quanto c’è scritto?

Approfondiamolo insieme in questo articolo.

PERCHÈ TROVIAMO I CARTELLI “NO DRONE”?

Molto semplicemente i motivi sono due:

  1. Il primo, il più diffuso, e sicuramente il più antipatico per un dronista: il tentativo arbitrario di “vietare” il volo dei droni in una determinata zona dove NON esiste un divieto reale imposto dall’autorità competente.

  2. Il secondo motivo, meno diffuso e sicuramente da apprezzare: ricordare ad un dronista “distratto” che in quella determinata zona (magari in prossimità di un aeroporto) vige un divieto effettivo di volo dei droni stabilito dall’autorità competente.
cartelli no drone

MA CHI AFFIGGE QUESTI CARTELLI “NO DRONE”?

Nella stragrande maggioranza dei casi questi “stravaganti” cartelli sono affissi da un privato cittadino che “non desidera” che si sorvoli la zona, magari perchè è di sua proprietà e crede di avere diritti anche sull’utilizzo dello spazio aereo sovrastante, oppure ritiene questo un sistema per non vedere violata la propria “Privacy“.

Capita invece molto spesso che a mettere il cartello sia un Ente, pubblico o privato che sia, magari un parco, magari un comune, ecc.

Il fatto che sia un Ente a mettere il cartello, non fa di quest’ultimo un obbligo di legge come vedremo nel prossimo paragrafo.

Spesso i cartelli vengono messi per “dissuadere” dal volo, con la consapevolezza di non avere titolo a imporre il divieto.

Altre volte questi Enti, spesso i parchi, pongono i cartelli nella convinzione di aver realmente il diritto a vietare il volo.

In ogni caso, ribadiamolo, il volo può essere vietato solo dall’ENAC e tale divieto deve essere presente nelle pubblicazioni ufficiali aeronautiche (AIP-Italia) e deve essere riportato su D-FLIGHT per darne conoscenza a chi opera con un mezzo UAS.

I CARTELLI “NO DRONE” HANNO VALIDITÀ’ LEGALE?

Assolutamente NO!

Qualsiasi sia il motivo per cui troviamo un cartello “no drone” tra quelli esposti al punto precedente, NON esiste nel diritto aeronautico alcun cartello che abbia validità legale. Almeno fino alla data di stesura del presente articolo (luglio 2021).

Possono avere funzione di promemoria, come abbiamo già visto, ma soltanto questo.

Il divieto scaturisce dalle altre norme, non dal cartello!

E se ci sono indicati dei riferimenti di leggi, articoli, ordinanze, ecc?

Non cambia nulla!

Spesso tali indicazioni hanno solo la funzione di rafforzare il potere dissuasivo/deterrente e null’altro.

Il fatto che in un cartello venga indicato il riferimento a qualche regolamento, legge, disposizione, articolo, ordinanza, ecc. NON rende quel cartello una segnalazione legale.

COME COMPORTARCI IN PRESENZA DI CARTELLI “NO DRONE”

Sicuramente, se non lo abbiamo già fatto prima del volo (come dovrebbe essere), possiamo controllare il portale D-FLIGHT per verificare l’esistenza di un divieto reale.

Ricordiamo che D-FLIGHT è l’unico portale web autorizzato e delegato dall’ENAC, Ente Nazionale Aviazione Civile, a riportare le cosiddette “mappe di volo”, ossia le varie zone geografiche UAS e relativi divieti di volo o comunque limitazioni di quota.

Se il divieto esiste davvero su D-FLIGHT per quella zona, beh restiamo al suolo e “ringraziamo” chi ha messo il cartello per avercelo ricordato.

Se il divieto NON esiste su D-FLIGHT, possiamo tranquillamente ignorare qualsiasi cartello.

E SE OLTRE AL CARTELLO CI SONO PERSONE A VIETARCI IL VOLO?

La presenza di persone, o peggio autorità pubbliche, può costituire un blocco psicologico per molti dronisti, sopratutto se abbiamo dei dubbi su leggi e regolamenti del settore, che ci porta a fare un passo indietro.

Ma se approfondiamo le nostre conoscenze e riteniamo di essere nel giusto, non bisogna intimorirsi davanti a nessuno, pur nel rispetto dei ruoli e funzioni altrui.

Facciamo un esempio concreto.

Ci troviamo in una zona dove vediamo affisso un cartello “NO DRONE”, magari un parco oppure una campagna, o anche una zona urbana e così via.

Verifichiamo su D-FLIGHT che possiamo comunque volare e ad un certo punto arriva qualcuno a intimarci l’ALT.

Cosa fare?

Chiunque sia questo qualcuno, privato cittadino o autorità pubblica (carabinieri, finanza, polizia, forestale, guardia parco, ecc), sicuramente il primo passo da fare è agire con calma e buon senso.

Posiamo un attimo il drone e, in maniera pacata ed educata, facciamo presente che l’autorità nazionale dell’aviazione civile (ENAC) non prevede alcun divieto in quella zona, come si può verificare sul portale dedicato previsto dai regolamenti, ossia D-FLIGHT.

Pertanto argomentiamo bene le ragioni che ci pongono in regola con i regolamenti.

A quel punto qualsiasi autorità pubblica avrà per lo meno lo scrupolo di verificare e non andare oltre con la contestazione.

Nel caso invece avessimo di fronte un privato che dovesse insistere con le proprie posizioni, beh le strade da percorrere sono due e dovete valutare voi: lasciar perdere per quieto vivere oppure intimare di chiamare le autorità per salvaguardare il nostro diritto a usufruire dello spazio aereo pubblico.

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COSA PREVEDE LA LEGGE

Come abbiamo già accennato poco più su, in Italia è soltanto l’ENAC che può disporre un divieto di sorvolo.

L’ENAC rappresenta l’Autorità italiana per tutto ciò che riguarda l’aviazione civile, compresa quindi la gestione dello spazio aereo nazionale.

Nessuno può sostituirsi a tale funzione pubblica, tant’è che anche le altre autorità nazionali (Prefetture, Comuni, polizia, ecc) devo rivolgersi ad ENAC nel caso avessero l’esigenza di chiudere temporaneamente una porzione di spazio aereo.

Riportiamo ciò che è pubblicato sul sito ENAC in merito al divieto di sorvolo:

“Secondo l’art. 793 del Codice della Navigazione, “Divieti di sorvolo: l’ENAC può vietare il sorvolo su determinate zone del territorio nazionale per motivi di sicurezza. Quando ricorrono motivi militari ovvero di sicurezza o di ordine pubblico, l’ENAC, su richiesta della competente amministrazione, vieta il sorvolo su determinate zone del territorio nazionale.

Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti può, altresì, vietare la navigazione aerea su tutto il territorio nazionale, per eccezionali motivi di interesse pubblico”. In tale ambito, l’ENAC ha definito le procedure che un utente richiedente il sorvolo di una zona proibita deve seguire.

Sono contenute nella circolare ATM-03C: la richiesta va inviata all’ENAC che, sentiti gli Enti responsabili del divieto di sorvolo, emetterà o meno l’autorizzazione.”

L’elenco delle zone proibite è disponibile sul sito internet dell’ENAV nella sezione dedicata all’AIP Italia.


FONTE: ENAC, clicca qui


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QUESTIONE “PARCHI”.

Una menzione a parte vogliamo dedicarla alla questione parchi, perchè al di la delle regole (che sono chiare) c’è anche una questione “morale” da valutare.

I parchi che hanno chiesto ed ottenuto dall’ENAC la riserva di spazio aereo prevista non sono un problema; lì è chiaro che NON POSSIAMO volare perchè godono di un divieto di sorvolo presente nelle pubblicazioni aeronautiche tradizionali AIP-Italia e riportato su D-FLIGHT come zona “zero metri” nel layer ATM/09.
Il problema nasce con tutti gli altri parchi nazionali, piccoli e grandi che siano, che ancora NON hanno richiesto e/o ottenuto la riserva di spazio aereo; loro NON possono tecnicamente proibire il volo, anche se è molto probabile che utilizzino cartelli “NO DRONE”.

Perché, secondo noi, la questione in questo caso è delicata?

Perchè ancor prima di essere un dronista e ancor prima delle regole e delle leggi, il buon senso e l’etica personale dovrebbe far riflettere sull’opportunità o meno di volare lo stesso, avendo riguardo della salvaguardia degli animali presenti nel parco, specialmente se uccelli in fase di nidificazione, sempre che ce ne siano realmente!

Quindi il nostro consiglio, al di là del divieto o del cartello, è valutare caso per caso se potremmo dar  fastidio o meno agli animali.

COSA DICE ENAC SUI “PARCHI”.

Riportiamo un estratto dal sito ENAC:

“La legge 6 dicembre 1991, n. 394 “Legge quadro sulle aree protette” all’art. 11 h) stabilisce che “è vietato il sorvolo di velivoli non autorizzati, salvo quanto definito dalle leggi sulla disciplina del volo”.

Il Codice della Navigazione, all’art. 793, “Divieti di sorvolo”, stabilisce che l’ENAC “può vietare il divieto di sorvolo su determinate zone del territorio nazionale per motivi di sicurezza o di ordine pubblico su richiesta della competente amministrazione”.

La Circolare Enac ATM-03C disciplina la modalità con cui vengono disposti i divieti di sorvolo, anche in applicazione delle previsioni di cui alla legge 394/91 (legge quadro sulle aree protette).

Premesso quanto sopra, Enac provvede a far pubblicare eventuali restrizioni di spazio aereo sulla base anche di valutazioni tecniche attinenti alle verifiche di eventuali interferenze, espresse da parte dei service provider nazionali, sia in AIP Italia che sulla piattaforma D-Flight.

Alla luce di quanto rappresentato, sono proibite al sorvolo quelle aree in corrispondenza dei Parchi il cui divieto è stato approvato dall’ENAC ed è quindi stato pubblicato sull’AIP Italia ENR 5.6.1-1 “Parchi naturali e zone soggette a protezione faunistica”.

CHE SIGNIFICA?

Che la violazione del generico divieto previsto dalla norma, Legge quadro 6 Dicembre 1991 n. 394, non è sanzionabile in assenza della sopra precisata pubblicazione sull’AIP Italia. 

Quindi ==> Se NON c’è la riserva di spazio aereo NON ci può essere sanzione.


FONTE: ENAC, clicca qui


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È SANZIONABILE CHI VIETA IL VOLO SENZA AVERNE TITOLO?

La risposta non è semplice, meriterebbe sicuramente un approfondimento giuridico e magari giurisprudenziale.

Il divieto di proibire o limitare il volo in Italia è una prerogativa che spetta solo all’ENAC, in quanto pubblica amministrazione con poteri ad essa conferiti dalla legge, così come riportato anche nell’art. 793 del Codice della Navigazione.

Ciò premesso, si potrebbe anche ipotizzare che chi “vieta” arbitrariamente il volo senza averne il diritto possa ricadere nel reato penale di “Usurpazione di funzioni pubbliche”, previsto dall’art. 347 del codice penale, che così recita:

“Chiunque usurpa una funzione pubblica o le attribuzioni inerenti a un pubblico impiego è punito con la reclusione fino a due anni.”

La legge con questo articolo mira a tutelare il buon andamento della pubblica amministrazione, proprio perché il legislatore vuole prevenire eventuali attività arbitrarie esercitate da soggetti privi di investitura i quali agiscano per scopi propri.

C’è però da considerare che per aversi usurpazione non è dunque sufficiente un irregolare esercizio o un abuso di potere, ma è necessario, oltre all’assenza di investitura, anche l’esercizio dei poteri per fini propri ed in contrasto con quelli della pubblica amministrazione, commesso da un soggetto conscio dell’illegittimità del suo comportamento; l’elemento soggettivo indefettibile ai fini della configurabilità del delitto in esame è quindi il dolo generico, ovvero la premeditazione coscienziosa di commettere il fatto.

Quindi se da un lato è chiaro che sia solo l’ENAC l’autorità che può proibire il volo (e riportare i divieti su D-FLIGHT), dall’altro lato non è detto che automaticamente un soggetto che mette un cartello ricada in un illecito penale; andrebbe valutato caso per caso per capire se c’è dolo, premeditazione e volontà di arrecare a se stessi un qualche vantaggio.

CONSIGLI FINALI SU COME COMPORTARSI

Drone Italia in questo articolo vuole solamente invitarvi al buon senso e consigliarvi al meglio quando vi trovate in presenza di cartelli “NO DRONE”, sopratutto se siete alle prime armi nel settore dei droni.

Lo spazio aereo è un bene pubblico! Esso è tutelato dalla legge; la sua libera fruizione è un diritto soggettivo che spetta ad ogni cittadino, al pari del suolo e dell’acqua.

Vietare o limitare l’uso dello spazio aereo significa togliere dei diritti ai cittadini; per questo motivo la possibilità di farlo è una prerogativa che spetta solo alla Pubblica Amministrazione, se ne ricorrono motivi reali e comunque nei casi stabiliti dalla legge, che si avvale per questa funzione dell’Ente Nazionale dell’Aviazione Civile ENAC. (art. 793 Codice della Navigazione).

Controllate sempre prima di andare in volo il portale D-FLIGHT, espressamente delegato a questo scopo dall’EANC: i divieti e/o le limitazioni di quota DEVONO essere presenti sul portale e in nessun altro posto.

Se vedete un cartello “NO DRONE”, sappiate che NON ha alcun valore legale.

Potrebbe essere lì magari solo per “promemoria”, per ricordarvi che esiste un già divieto reale, allora ok.

Oppure potrebbe essere lì appositamente come deterrente, per dissuadervi, intimorirvi; in questo caso ignoratelo.

Qualche persona, o autorità, vi intima l’ALT in una zona consentita da D-FLIGHT?

Se siete sicuri del vostro, non siate timorosi con nessuno e nei dovuti modi spiegate le vostre ragioni.

Se qualcuno proprio dovesse insistere essendo nel torto, fategli presente che sta violando un vostro diritto e che potreste rivolgervi quindi alle autorità competenti.

Autore:
Max Barbaro
Partner Tecnico
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