Drone Consegna Armi In Carcere

L’utilizzo illecito dei droni

Drone Consegna Armi In Carcere. L’utilizzo illecito dei droni per la consegna di armi in carcere e/o altri materiali, quali telefoni smartphono o droghe sembra sempre più frequente. 
I malavitosi si fanno consegnare generi di vario tipo da un drone che viene poi fatto o cadere nel cortile delle carceri o ancora meglio fatto tornare a casa. 
Il sistema è semplice. Tramite un sistema con sgancio rapido a distanza, come quello provato in questo video per sganciare una bandiera, il prodotto viene fatto “volare” fino alla finestra della stanza del carcerato, dove lascierà al medesimo gli oggetti richiesti.

Situazione insostenibile

La situazione è insostenibile, lo dice Donato Capece segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria che dice: “incredibile ed assurdo che gli Uffici ministeriali competenti non abbiano ancora assegnato alla Direzione del carcere di Secondigliano i fondi richiesti per l’acquisto di apparecchi inibitori ai droni (capaci di arrivare fin sulle finestre delle celle!) e per porvi una griglia sulle finestre conformi alle disposizioni dipartimentali che, appunto, impedisca ai droni di sorvolare ed entrare nella struttura. Il personale di Polizia Penitenziaria del carcere di Secondigliano è davvero stanco e – a distanza di mesi, forse anni – non riesce più a sostenere gli eccessivi carichi di lavoro che derivano, indubbiamente, anche e soprattutto dalla carenza organico del Reparto”. Rinnova quindi la richiesta alla Ministra della Giustizia Marta Cartabia ed ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di “disporre le risorse economiche e umane necessarie a porre una prima urgente soluzione alle criticità del carcere di Secondigliano. Si tratta di soluzioni urgenti rispetto ad una situazione davvero assai critica”.

carceri droni

Droni come strumenti di consegne illecite dentro il carcere

Il fatto che un rone Consegna Armi In Carcere non è una novità. Numerosi istituti in tutto il mondo stanno ammettendo di registrare voli illegali sempre più numerosi dentro e fuori le loro strutture. L’utilizzo dei droni come strumenti di consegne illecite dentro il carcere sta aumentando vertiginosamente e non solo per oggetti volti ad evadere, ma anche per alimentare il crescente mercato nero tra i vari detenuti.

Il problema non riguarda solo l’Italia

Se qualcuno di voi lo sta pensando il problema di un Drone che consegna armi in carcere riguarda solo l’Italia, sbaglia. Infatti nel cortile del carcere di Nimes, in Francia, è atterrato un drone con alcuni seghetti da metallo. Non è stato intercettato, ma le guardie lo hanno trovato prima che i detenuti potessero raccoglierlo. A seguire nel carcere di Bedford, Regno Unito, atterrò tempo fa, un drone con un piccolo quantitativo di hashish, un cacciavite, un coltello e un telefono cellulare. Altri paesi, come gli Stati Uniti, si sono attrezzati con sistemi di protezione del perimetro delle carceri per intercettare eventuali droni in arrivo. In Italia mancano le attrezzature ma mancano anche gli uomini. Secondo un dossier del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il personale degli istituti penitenziari è sotto organico di 17.000 unità.

Nel 2019 l’Interpol, aveva invitato le amministrazioni penitenziarie dei paesi membri a prendere contromisure all’utilizzo sempre più frequente dei droni nei penitenziari. Nel carcere di Rovigo era stato sperimentato un sistema per il rilevamento e l’inibizione di aeromobili a pilotaggio remoto. Ma non era stato seguito da altri progetti. Eppure ci sono sistemi, anche semplici ed economici, che emettono onde sonore in grado di inibire il drone o di renderlo incapace di ricevere i comandi impartiti.

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